La nuova calabria

Vuole avvicinarsi alla famiglia, ma il Questore dice no. Poliziotto ottiene ragione dal Tar e dal Consiglio di Stato.

Morabito (Siulp): “No agli eccessi di potere. Necessario ricorrere alla Magistratura (Tar e Consiglio Di Stato) per garantire i diritti dei Poliziotti”

di STEFANIA PAPALEO

Aveva chiesto di essere trasferito vicino casa. E lo aveva fatto ricorrendo all’istituto della mobilità dei dipendenti delle Amministrazioni pubbliche, disciplinato dall’art. 42 bis del D.Lgs. n. 151/2001, che obbliga le Amministrazioni Pubbliche ad assegnare temporaneamente il dipendente in una sede vicina alla residenza del suo nucleo familiare nei primi tre anni di vita del figlio minore. Ma nulla aveva convinto il questore di Catanzaro ad accogliere l’istanza presentata dal poliziotto, assistente capo in servizio presso l’Ufficio Immigrazione. Ci sono voluti ben due gradi di giudizio e l’assistenza del Siulp, infatti, affinchè G. N. potesse far valere le sue ragioni, portate avanti dall’avvocato Pietro Barbaro del Foro di Reggio Calabria.

A ricostruire la vicenda è stato il segretario provinciale generale del Siulp, Gianfranco Morabito., che coglie così l’occasione per sottolineare che “le conquiste sindacali ottenute nel corso degli anni successivi alla smilitarizzazione della Polizia di Stato, che oggi permettono anche ai Poliziotti di usufruire dei benefici di Legge previsti nel settore del Pubblico Impiego, sembrano non esser ancora contemplate o non percepite dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza e da una parte della classe Dirigenziale che continua ad esercitare azioni vessatorie nei confronti dei Poliziotti”.  Così come, a suo dire, sarebbe accaduto nei confronti del collega G.N., che, nel mese di gennaio del 2018, aveva richiesto di usufruire dell’istituto della mobilità, incassando, dopo circa cinque mesi, un provvedimento definitivo di diniego da parte dell’Amministrazione, con una motivazione che non era andata affatto giù al poliziotto, men che meno alla sigla sindacale, che aveva subito deciso di sostenere legalmente il collega nell’iter amministrativo.

“Infatti, le motivazioni addotte nel diniego – che si omologava anche al parere negativo del Questore di Catanzaro –, risultavano – spiega Morabito – pretestuose ed assolutamente in contrasto con i principi stabiliti dalla Legge in materia, oltre che non corrispondenti al vero in relazione alla specifica attività burocratica svolta dal collega che nulla aveva a che fare con il contrasto alla criminalità organizzata ed alle esigenze di controllo del territorio paventate nell’atto di diniego”.

Da qui, dunque, il ricorso proposto al Tar della Calabria, che, per ben due volte, ha avallato la tesi difensiva del poliziotto, “circa l’illegittimità del provvedimento, la violazione e falsa applicazione della normativa, nonché l’eccesso di potere applicato dall’Amministrazione anche per il travisamento dei fatti e la carenza di motivazioni”, inducendo così la Questura ad aggregare, finalmente nel mese di aprile del 2019, il poliziotto in una sede a poca distanza dal luogo di residenza del suo nucleo familiare, ovvero al commissariato di Pisticci (MT), per tre anni.

Tuttavia, neanche questo era servito a mettere un punto alla vicenda, in quanto l’Amministrazione, ignorando  entrambe le pronunce del Tar catanzarese e le esigenze familiari del collega, decideva di ricorrere al Consiglio di Stato. Il 10 febbraio scorso il nuovo verdetto, con il rigetto del ricorso proposto dall’Amministrazione che sancisce, una volta per tutte, “il diritto all’aggregazione per tre anni del collega, così come previsto dall’art. 42 bis del D.Lgs. nr. 151/2001”.

Una sentenza che, ovviamente, rappresenta un importante precedente in materia e rispetto alla quale il Segretario Morabito, dopo aver pubblicamente ringraziato l’Avvocato Pietro Barbaro e la Segreteria Nazionale per il supporto ricevuto, ha voluto esprimere tutta la sua soddisfazione per l’enorme risultato raggiunto “poiché –  osserva – contribuisce a fortificare l’azione sindacale tesa esclusivamente a contrastare gli abusi e gli eccessi di potere che l’Amministrazione pone in essere nei confronti dei poliziotti. L’argomento – aggiunge Morabito – è di vitale  importanza per tantissimi colleghi che si trovano in analoghe condizioni e spero che la sentenza del Consiglio di Stato induca il Dipartimento di P.S. ed i vari Questori sul territorio ad una riflessione in merito. Ciò che comunque è motivo di enorme soddisfazione – conclude il segretario Morabito – consiste nell’aver contribuito, tramite l’azione sindacale del Siulp, a ridare serenità e felicità al collega ed al suo nucleo familiare”.

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