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INTERVISTA DI CARMELO LUFRANO SULLA QUESTIONE DEL TERRORISMO ISLAMICO
La moschea di Sellia Marina figurerebbe inserita in una black list. La nostra provincia è quindi esposta ad allarme terrorismo? Possiamo sentirci sicuri? Lo chiediamo a Carmelo Lufrano, Segretario provinciale del SIULP di Catanzaro.
R: In effetti la moschea di Sellia Marina è stata nel recente passato oggetto di indagini che hanno evidenziato l’esistenza di un nucleo jihadista che operava sotto l’aspetto della propaganda e della divulgazione di materiale prodotto da organizzazioni satelliti di Al Qaida. Un giovane componente di tale gruppo che aveva più volte espressa la volontà di morire da martire sembra sia riuscito nel suo intento facendosi uccidere in combattimento in Siria.
D: Come si può intervenire per prevenire le tanto temute azioni di violenza?
R: non è certamente cosa semplice. Il fenomeno è particolarmente complesso e pur avendo radici non certamente recenti, è stato da sempre sottovalutato se non ignorato perché, come ebbe a dire lo scrittore giornalista francese Faye Guillaume nel suo “Avant-guerre, Chronique d’un cataclysme annoncé”: « I politici, i militari, gli intellettuali occidentali non conoscono rigorosamente nulla dell’islam, del suo permanente ‘dovere di dissimulazione’, del suo lessico ambiguo; non hanno mai aperto un Corano; mai letta la predica di un imam tradotta dall’arabo; mai discusso con un musulmano di base. Affrontano un nemico che non conoscono, ma che li conosce bene; ». Non dissimile è l’opinione espressa in merito dalla nostra Oriana Fallaci che nei suoi “La Rabbia e l’Orgoglio” e “La Forza della Ragione” spiega mirabilmente il fenomeno della islamizzazione subdola e strisciante dell’Occidente come strettamente legata e connessa all’aspetto violento del terrorismo. Guido Olimpio, noto giornalista esperto di terrorismo internazionale di matrice islamica, nel suo libro “AlQaeda.com” parla di jihadisti addestrati davanti ad un pc, di bombe confezionate nel bagno di casa, di kamikaze indottrinati su internet; mentre le “Relazioni sulla Politica della Informazione per la Sicurezza” riferiscono di “homegrown mujaheddin” cioè di islamici nati e cresciuti nei Paesi occidentali che conducono una vita regolare, e che danno vita al “jihad individuale”. Quindi difficile da controllare perché non appartengono ad alcuna organizzazione e non dispongono di alcuna struttura logistica, anche se poi consentono alle associazioni terroristiche jihadiste di assumersi la paternità degli attentati compiuti in una sorta di benedizione postuma. Prevenire fenomeni di questo genere comporta certamente grande impegno personale degli Operatori di Polizia e notevole dispendio di risorse che non sempre è possibile garantire per vari motivi oggettivi, tra i primi l’inerzia e l’immobilismo del Capo della Polizia, del Dipartimento e del Ministero dell’Interno, ma vi sono anche problematiche più squisitamente locali.
D: Dal momento che questa provincia è stata in un qualche modo interessata a fenomeni di terrorismo islamico, quali azioni di contrasto possono mettere in campo le strutture investigative della Questura?
R: a causa delle ultime disposizioni scellerate del Dipartimento della P.S. oggi assistiamo a tagli lineari di risorse e di personale, alla chiusura o ad un forte ridimensionamento di reparti di specialità che sarebbero indispensabili per il contrasto delle nuove emergenze come per esempio la Polizia Postale sia a livello centrale che periferico. E’ ovvio che, come in ogni altra Questura, queste scelte si riverberano con effetti veramente deleteri per la mancanza o pandemica carenza di mezzi e strumenti necessari a garantire lo svolgimento di un efficiente servizio antiterrorismo e questo nonostante i precedenti di Sellia Marina. In particolare, la Digos ha una sofferenza in più che è determinata da una forte deficienza gestionale. La presenza di una dirigente che ha da tempo perso ogni motivazione e stimolo e che perciò non può assolutamente dare nessun input ai propri collaboratori non è certamente di aiuto, anche perché la sua inerzia si è tradotta nel concreto in un vero e proprio smembramento della Sezione Antiterrorismo. Al contrario, come più volte segnalato al Dipartimento della P.S. ed ai vari Questori che si sono succeduti in questi ultimi anni, in ragione proprio delle emergenze a cui abbiamo accennato, occorrerebbe un dirigente ben più motivato e motivante perché almeno si possa sperare in un minimo di attività di prevenzione.
Che Dio ce la mandi buona!!
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